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Fonte: teatritaliano.altervista.org – Nicasio Anzelmo ripropone Tartufo con una sinossi analoga all’originale, in quanto è un classico attuale più che mai, decontestualizzandolo dal clima sfarzoso seicentesco e ambientandolo in un’apparente scena dei primi decenni del novecento, quindi molto più realistico e moderno. Tartufo infatti, è l’emblema dell’ipocrisia diffusa ai giorni nostri, che attraverso la falsa amicizia verso Orgone e la sua irreale devozione religiosa, ambisce a una facile scalata sociale; la genialità sta proprio nell’enfatizzare i vizi e i difetti delle persone tramite la divertente cornice di una commedia, piena di doppi sensi ma a volte anche esplicita.

Quest’opera infatti debuttò nel 1664 ma ebbe un travagliato passato per le accuse poco velate nei confronti della società nobile e religiosa francese, contenuti provocatori e forma non consona; l’autore fu costretto a modificarla con la versione del 1669, soprattutto per dare un lieto fine all’opera e dare risalto alla figura reale, sotto il regno di Luigi XIV Re Sole. La bravura di Anzelmo sta proprio nel riproporre una versione moderna di Tartufo, ponendosi l’obiettivo di far rivivere lo stesso senso di trasgressività provata dalla nobiltà francese del’600, ammodernando i dialoghi con sfaccettature e rimandi attuali, usando a volte linguaggi scurrili tipo “scoparti”; lo spettatore dapprima rimane di stucco per le battute esplicite, ma, in seguito, facendo il parallelo con la trasgressività dell’opera nell’epoca proposta da Molière, capisce che le sensazioni che vogliono esser suscitate sono esattamente le stesse.

l punto forte della rappresentazione è proprio la recitazione: un cast davvero ben preparato, l’esposizione decisa, ottima la mimica e la gestualità, grande possesso del palco scenico sia nello scambio di battute, sempre incandescenti, schiette e velocissime, sia nelle movimenti coreografici atti a celebrare la festosità della famiglia, ma anche nei momenti senza dialoghi a luci soffuse, in cui si lascia parlare la frenesia dei movimenti per dare la sensazione di grande dinamicità che va a contrapporsi alla staticità del luogo, sempre lo stesso, la casa di Orgone.

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